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I luoghi del cinema #1 - 007 Casino Royale

E’ vero, on line si trovano molte citazioni di Villa Balbianello anche in relazione al cinema, ma non era possibile iniziare questo nostro viaggio nei luoghi della cultura prestati alla settima arte da una location differente o meno suggestiva. Villa Balbianello è in una posizione baciata dalla dea bendata.

Siamo in alta Lombardia. Si arriva percorrendo la strada che costeggia il lago di Como lungo la sponda ovest, ben nota ai turisti ma meno agli amanti del grande Manzoni (è l’altro ramo, non quello celebrato nel romanzo). All’altezza di Lenno, paese di fondazione romana dove sorgeva, nel I secolo d.C., la villa di Plinio il Giovane denominata “Commedia”, si scende dalla Statale Regina verso il lungolago, attraversando il cuore del paese oggi incluso nel comune di Tremezzina.

Incontrerete subito la chiesa di Santo Stefano. Sulla vostra sinistra noterete un battistero in pietra edificato nell’ultimo quarto dell’XI secolo, oggi adibito a sala espositiva. L’esterno, in pietra a vista, con monofore inserite in strombature e arricchito da archetti ciechi, restituisce pressoché intatta l’impressione che se ne doveva ricavare quasi un millennio or sono. L’interno conserva una vasca battesimale in marmo rosso d’Arzo e nero di Varenna, un materiale con il quale sono stati realizzati numerosi altari ancora oggi presenti nelle chiese lariane. Gli affreschi dell’abside invece sono settecenteschi e rappresentano tre episodi della storia del Battista; fra di esse le sante Lucia e Agata.

Uscendo dal battistero si torna su piazza XI febbraio e da qui si scende in pochi passi verso il lago, affacciandosi su quell’insenatura che il cardinal Durini nel Settecento battezzò, felicemente, golfo di Venere.



Sulla vostra destra parte una piacevole passeggiata che, in una ventina di minuti di una sterrata in mezzo al bosco, porta alla punta della penisola di Lavedo e ai cancelli d’ingresso della Villa Balbianello, oggi gestita dal FAI.



Naturalmente ci si può arrivare anche in barca (del barcaiolo, non la vostra, non è consentito, ma potete prendere un taxiboat dal Lido di Lenno) e godervi la scoperta del giardino dal lago, attraccando romanticamente alla piccola darsena che vide scendere nientemeno che la principessa Padme Amidala.



Le incursioni in questa suggestiva location presenti in Star Wars sono solo le ultime di una lunga serie di scene almeno in parte ambientate nella villa, nel giardino o nei dintorni (grazie ad Annamaria Giannetti Pini per la ricostruzione).

Peraltro, nonostante la trasformazione della villa con l’aggiunta di cupole non presenti nella realtà, Lucas scelse di non toccare né la loggia né il giardino. Tutto è così come lo vedete nella scena del matrimonio, sole basso compreso: da Argegno in poi il lago piega decisamente verso est e il balcone affacciato sul lago in direzione dell’Isola Comacina guarda verso ovest, così che se sceglierete di visitare la villa in un pomeriggio di maggio o di settembre non saranno necessari fotoritocchi per ambientarvi, e illuminarvi, proprio allo stesso modo.

Se invece volete ristorarvi come Daniel Craig, magari da trascorsi meno traumatici, scendete sul prato sottostante: la meraviglia dell'arte topiaria rende questo angolo del promontorio un vero rifugio per lo spirito e la mente.




LA VILLA

Il primo insediamento umano sulla penisola di Lavedo di cui si ha memoria è un cenobio francescano: se ne riconoscono le tracce nella facciata della chiesetta sotto la villa, stretta fra due campanili, oggi dedicata a bookshop. I frati rimasero in questo luogo probabilmente fino al Cinquecento, quando il cenobio fu abbandonato.

Solo un paio di secoli più tardi il cardinal Durini, quello stesso che aveva dato il nome al Golfo di Venere, fece costruire sul ripiano più in alto, in posizione panoramica e in affaccio sui tre lati della penisola, la villa con la celebre loggia a tre archi. La villa fu destinata a dimora di villeggiatura e svago letterario: i due corpi di fabbrica, collegati dalla loggia, ospitavano la biblioteca e la sala da musica. Balbianello passò poi in eredità al nipote del cardinale, Luigi Porro Lambertenghi, che aveva altre idee: trasformò la villa da luogo di meditazione a ritrovo per patrioti vagheggiato, fra gli altri, da Silvio Pellico nei suoi giorni di prigionia, finché lo stesso Luigi non si ritirò in esilio volontario in Belgio.



Nuovo proprietario, nuova destinazione: un amico di Lambertenghi, Giuseppe Arconati Visconti, acquistò la villa e insieme alla moglie Costanza vi aprì un salotto estivo frequentato da intellettuali e letterati del calibro di Berchet, Giusti e Manzoni. Il parapetto in pietra è invece un’idea del figlio, Gianmartino Arconati Visconti, che così lasciò traccia anche del suo passaggio per Balbianello.

L’ultimo Arconati Visconti morì senza eredi. Dovettero passare trentanove lunghi anni di abbandono prima che un generale americano, Butler Ames, acquistasse la proprietà e ordinasse imponenti restauri volti anche al recupero degli arredi dei suoi predecessori.

Gli eredi del generale, in ultimo, vendettero la villa all’imprenditore, colto collezionista e appassionato viaggiatore milanese Guido Monzino. E’ grazie alla sua passione e ai suoi viaggi che oggi Balbianello conserva una raccolta affascinante di cimeli e ricordi di viaggio e delle sue imprese (Monzino fra le altre avventure conquistò il Polo Nord nel 1971 e scalò l’Everest nel 1974).
Nel 1988, alla sua morte, la villa passò per volontà testamentaria al FAI (Fondo Ambiente Italiano) insieme ad un cospicuo lascito che ne permette ancora oggi il mantenimento.

Non mettiamo foto dell’interno: la villa e il suo contenuto sono un viaggio fra i viaggi, geografici e culturali. Merita la visita.

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